Tutto ciò che non si può fare a meno di sapere sul vaccino per la meningite

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vaccino per la meningite

Vaccino per la meningite…Ma cos’è la meningite?

Nell’ultimo periodo si è molto sentito parlare dei vaccini contro la meningite, spauracchio di molti genitori e di molti medici, nonostante tanto altro personale sanitario abbia speso anni di ricerca per scoprire le cure contro questa malattia.
Quante persone, però, sanno davvero cosa sia la meningite e quali sono le sue diverse declinazioni e i sintomi che devono creare allarme?
La meningite è una malattia di tipo infiammatorio che aggredisce le membrane cartilaginee che sono attorno al cervello e attorno al midollo spinale. I portatori della meningite possono essere sia germi che batteri, che attaccano l’organismo in momenti di debolezza (operando quindi contagio) oppure che sono già all’interno del corpo di chi la contrae e possono incubare per molti giorni prima di sfogare.
La meningite di tipo virale è meno grave e normalmente ha un decorso di 8-10 giorni: la maggior parte delle guarigioni è autonoma. Quella di tipo batterico, invece, viene veicolata dal batterio chiamato Neisseria Meningitis ed è divisa in vari ceppi, con differenti gravità e diverse strategie di cura.
I due maggiori periodi in cui emerge il rischio di contrarre la meningite sono prima dei cinque anni (quindi nei bambini piccolissimi) o nel periodo compreso tra l’età dello sviluppo e i 24-25 anni. Questi due periodi, è importante ricordarlo, rappresentano le epoche di picco, ma non significa che in altri periodi della vita non ci si possa ammalare.

Vari ceppi della malattia e somministrazione del vaccino per la meningite.

Il vaccino per la meningite si può somministrare soltanto per le infezioni di tipo batterico. I ceppi in cui si divide sono cinque, A, B, C, Y e W135. Esistono diversi tipi di vaccino per la meningite, ma il più comune è il quadrivalente, che protegge da tutte le infezioni tranne da quella di tipo B. La base terapeutica di questo vaccino è costituita da una molecola che sviluppa in poco tempo un’alta rispondenza di anticorpi contro la meningite di quattro ceppi, impedendo al paziente di contrarla anche se è a contatto con un malato.
Il vaccino specifico per la meningite B, invece, è l’unico che funziona tramite l’iniziezione di una minima quantità di batterio, in modo tale da far sviluppare al corpo le difese adatte a combatterlo. Il vaccino per il ceppo C, infine, consiste in una piccola porzione di batterio sintetizzato insieme ad una proteina che permette di realizzare la profilassi ad un’altissima percentuale di riuscita.
A partire da 2 mesi di età si possono vaccinare i bambini. Il vaccino quadrivalente può essere somministrato con tre richiami, attorno ad un anno, tre anni e quindici anni di età.

Vaccino per la meningite: pro e contro

Prima di far vaccinare un bambino molto piccolo o un adolescente, molti genitori vogliono sapere per filo e per segno quali vaccinazioni possono portare conseguenze nefaste per i propri figli, e soprattutto quali di queste conseguenze sono realmente allarmanti.
Bisogna sottolineare, innanzitutto, che i vaccini sicuri al 100% non esistono e probabilmente non esisteranno mai. Un vaccino è uno studio scientifico di laboratorio che contiene percentuali probabilistiche di riuscita, ma non è ovviamente tarato su tutti i possibili e immaginabili tipi di fisico e di persona presenti al mondo: se la condizione sperimentale di riuscita è altissima, il vaccino viene considerato efficace, ma ci sono comunque delle sacche di controindicazione che è bene sapere.
Effettuare il vaccino per la meningite, secondo degli studi condotti presso l’Azienda Ospedaliera di Verona, può portare complicazioni in mediamente due o tre casi su 100.000, quindi con una percentuale bassissima. Nel 25% dei casi ci possono essere delle complicazioni che hanno a che fare con necrosi di arti e perdita di tessuti epiteliali, ma anche con ritardi e disturbi neurologici.
Vaccinarsi contro la meningite, ovviamente, porta più che altro vantaggi, come del resto tutti i vaccini contro le principali malattie infettive e infiammatorie.
Innanzitutto, i vaccini sono testati accuratamente in laboratori da personale medico specializzato, quindi godono di alta affidabilità e riconoscibilità nel campo scientifico.
In secondo luogo, grazie alle vaccinazioni sono state debellate moltissime malattie infettive che nel passato (neanche un passato troppo lontano) venivano considerate incurabili.
Una terza importantissima ragione per fare il vaccino contro la meningite è quella di costruire quella che viene chiamata l’immunità di gregge; questo vale non solo per la meningite, ma anche per tutte le altre malattie infettive gravi. L’immunità di gregge è un meccanismo protettivo delle società che si costruisce solo se la stragrande maggioranza è vaccinata: ciò permette di evitare il più possibile, in quella maggioranza, il propagarsi della malattia. L’immunità di gregge aiuta così le persone immunodepresse a non contrarre la malattia, perché se tutti intorno ad un immunodepresso sono vaccinati quel soggetto è protetto, anche se a causa dei suoi deficit immunitari egli non può vaccinarsi in prima persona.
Infine, un vantaggio importante della vaccinazione è quello di poter stimolare l’organismo nella produzione di anticorpi, specialmente per chi si vaccina specificamente per la meningite di ceppo B e C. Questa profilassi, essendo basata sulla somministrazione di porzioni di batterio, permette alle difese immunitarie di fiorire velocemente e rinforzarsi, mantenendo l’organismo generalmente in salute e mettendolo al riparo da tantissimi altri problemi infettivi, non da ultimo i malanni di stagione. Non bisogna dimenticare, infatti, che la meningite può tendere ad insorgere nel periodo in cui comunemente i bambini si ammalano di raffreddore ed influenza, e quindi può inizialmente essere scambiata per quest’ultima, ritardando i provvedimenti corretti a volte fino ad un momento fatale. Per questo un organismo forte difenderà il bambino da tanti altri tipi di problemi, tenendolo più al sicuro di chi non è vaccinato.

Perché molti genitori non vogliono fare il vaccino per la meningite ai propri figli.

Molti genitori negli ultimi anni si sono dichiarati contrari a somministrare il vaccino per la meningite ai propri piccoli, supportati anche dal parere di molti medici e luminari della scienza che sono ancora cauti sulla tematica della vaccinazione.
Numerosi sono i genitori che rifiutano di somministrare i vaccini per la meningite ai propri bambini perché li ritengono troppo piccoli al momento della prima vaccinazione, ovvero attorno ai 2 o 3 mesi di vita. Questa scelta, però, è in conflitto con le evidenze scientifiche, che hanno dimostrato che prima si inizia la profilassi anti meningite, più si ha successo nei successivi richiami e nell’irrobustire il fisico del bambino.
Altri genitori, invece, temono l’incidenza dei casi di controindicazione e hanno paura che il caso di vaccino andato male possa capitare proprio al loro figlio, con conseguenze nefaste per il suo fisico e per il suo cervello. Tanti, infatti, temono che i vaccini provochino un ritardo nello sviluppo cerebrale del bimbo, o che siano in grado di provocare danni di tipo neuro-cognitivo favorendo l’insorgenza di disturbi come l’autismo.

Miti da sfatare sulla meningite e sui vaccini.

È importante, dunque, sfatare alcune dicerie popolari sui vaccini per la meningite, miti che rischiano di tenere lontani dal vaccino tantissimi bambini che potrebbero andare a rimpolpare le fila del gregge immune, proteggendo gli immunodepressi.
Innanzitutto, i vaccini non causano l’autismo, e questo è stato dimostrato da numerosi studi scientifici promossi dall’OMS. Nel 1998, infatti, era stato presentato uno studio che proponeva alcune correlazioni tra il vaccino per la parotite-morbillo-rosolia e il manifestarsi di alcuni tipi di autismo. A parte il fatto che l’articolo, giudicato privo degli adatti presupposti scientifici, è stato ritirato dalla pubblicazione poco tempo dopo (ma troppo tardi, avendo già contribuito a creare una “psicosi da vaccino”), ma comunque non vi era cenno al vaccino contro la meningite, che rimane ancora il principale alleato di chi vuole debellare questa malattia spesso fatale.
In secondo luogo, una diceria popolare ha proposto, nel corso degli anni, la teoria secondo cui i vaccini conterrebbero sostanze nocive, addirittura cancerogene come il mercurio: ciò dipese dalla presenza, in alcuni vaccini, del tiomersale, un materiale in cui è presente del mercurio con funzione conservante. Non c’è prova, in ogni caso, che il quantitativo di questo metallo possa essere veramente fatale.
Da ultimo, è importante combattere la credenza popolare secondo cui contrarre una malattia e uscirne indenni sarebbe una forma di immunità più efficace che provvedere a dotarsi di un vaccino: la meningite è una forma infiammatoria pericolosissima, che può portare alla morte anche in poche ore, ed è tra l’altro altamente contagiosa. Farcela con le proprie forze è difficile, e i segni di chi è guarito possono essere comunque perenni: è assolutamente sconsigliato auspicare una guarigione autoimmune.

Campagne pro vaccinazione: alcuni personaggi famosi che si sono esposti in favore del vaccino per la meningite

Negli ultimi mesi anche alcuni personaggi famosi della televisione o dello sport si sono esposti per delle campagne di sensibilizzazione della popolazione sul tema dei vaccini. Una su tutti è stata l’atleta paralimpica Beatrice Vio, campionessa di scherma colpita dalla meningite all’età di 11 anni: la malattia le ha portato via la parte inferiore di gambe e braccia, ma non la voglia di tirare di scherma. Per questo motivo la campionessa è stata ritratta insieme a tutta la sua famiglia mentre si faceva vaccinare contro la meningite all’ospedale di Monselice (Pd) nei primissimi giorni del 2017.

I provvedimenti dello Stato sul vaccino anti meningite.

Lo Stato italiano ha preso molti provvedimenti per spingere la popolazione alla vaccinazione di massa, specialmente dopo l’insorgenza di alcuni casi non isolati. A cavallo tra 2016 e 2017, infatti, in Toscana si è verificato più di un caso di meningite, tra le provincie di Pisa e Lucca, quindi molti hanno temuto un’epidemia e la psicosi è dilagata. Tramite numerosi appelli alla calma, il Governo ha fatto sapere che la gratuità dei vaccini è garantita, e che la popolazione deve farne il più possibile uso.
L’ultima proposta di legge del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin è stata, inoltre, quella di creare un anagrafe vaccinale che registri tutti i nomi di chi si è sottoposto al vaccino per la meningite, in modo da avere sotto controllo sempre l’immunità del gregge.
Le regioni Emilia-Romagna e Toscana, per altro, hanno proposto una norma secondo la quale i bambini che si iscrivono al nido non verranno ammessi se non in possesso della vaccinazione per la meningite, per evitare il proliferare della malattia in un ambiente come le scuole per l’infanzia, ove i bambini sono abituati a gesti di scambio di oggetti e di fluidi corporei potenzialmente letali.